LOMBARDIA
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Monza - Villa Reale in un disegno del 1800
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Nato a Foligno nel 1734, Giuseppe Piermarini pervenne all'architettura dagli studi matematici, come non di rado accadeva a quei tempi; compiuti gli studi a Roma ed aiuto del Vanvitelle alla Reggia di Caserta, egli si trasferì a Milano nel 1769: soltanto qui ebbe modo di sviluppare ed affermare appieno la sua personalità.
L'opera e la figura del maestro folignate furono oggetto di critiche assai contrastanti:architetto di stato, ricevette l'incondizionato appoggio del mondo ufficiale del tempo di Maria Teresa; compromesso con gli Austriaci, cadde nell'oblio più assoluto durante gli anni del dominio Francese, per riprendere quota all'inizio del secolo scorso; oggi la critica cerca di darne una valutazione più matura.
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Anche a suo tempo peraltro i giudizi erano assai diversi: da una parte la critica accademia lo esaltava come l'erede del Vanvitelli, l'espressione più completa dei postulati dell'illuminismo, mentra dall'altra lo si accusava di scarsa fantasia, di soffermarsi troppo sul particolare, di monotonia nelle fronti, tutte simili l'una all'altra, di ignorare completamente la tradizione locale, introducendo nel contesto di insigni monumenti elementi del tutto discordanti, e infine di aver spesso progettato edifici non conformi alla loro destinazione.
Spesso le critiche rivolte all'architetto erano il riflesso dell'insoddisfazione nei confronti del regime oppressivo di cui egli era strumento.
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Le opere più note del Piermarini sono il Teatro alla Scala di Milano, il Plazzo Reale e il Palazzo Borromeo a Milano e la Villa Reale di Monza.
Le cronache di quei tempi vogliono che Ferdinando d'Austria, dopo essere stato ospite alla Villa Alari, a Cernusco sul Naviglio, decise di costruirsi una Villa nei pressi di Milano, e la scelta del luogo cadde a settentrione di Monza, dove inizia la Brianza.
Giuseppe Piermarini fu incaricato di progettare tale villa.
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La costruzione, iniziata nel 1776 e conclusa nel 1780, presenta una pianta ad "U". un corpo mediano e due laterali, d'identica altezza, definiscono il grande cortile, aperto su un lato (ora limitato da una cancellata che collega il basso edificio della cappella con l'identico edificio della cavallerizza) verso l'ampio viale d'ingresso, fiancheggiato a destra e a sinistra dal giardino dei frutti e quello dei limoni.
Dai corpi laterali del cortile si dipartono ali minori, adibite a cucine e scuderie.
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La suddivisione interna dell'edificio è assai schematica: un corridoio mediano percorre tutta l'ala della costruzione e dà accesso ai singoli vani allineati ai lati; tale schema si ripete per tutti i corpi e tutti i piani.
La residenza nel suo complesso comprende circa settecento vani.
In alzato l'edificio rispecchia quella concezione di linearità e semplicità stilistica proprio del Piermarini.
Ma mentre la facciata anteriore denota un apparato architettonico-decorativo piuttosto schematico, quella posteriore, verso il grande parco all'inglese, presenta spunti di maggiore interesse, soprattutto per il lieve gioco chiaroscurale delle parti aggettanti e delle semicolonne che scandiscono la zona mediana.
Gli ambienti interni dell Villa Ducale di Monza hanno subito molte trasformazioni, soprattutto nell'ottocento.
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Monza - Vlla Reale
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Si conservano abbastanza intatti gli ambienti del corpo mediano posti al piano terreno. Il vestibolo al piano nobile tra tutti i vani della Villa è quello che appare più mosso: sei grossi pilastri che sorreggono le volte finemente decorate de stucchi a motivi geometrici sono disposte secondo una forma esagonale al centro del grande ambiente rettangolare.
Da qui si accede al salone d'onore ed attraverso un ampia scala ai piani superiori. Il salone e un ampio locale a forma rettangolare con dimensioni pari a quelle del vestibolo, una balaustra in legno corre in alto lungo i lati; anch'esso è sobriamente decorato da stucchi e poche pitture.
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Tra il 1775 e il 1779 col Piermarini collaborò Giocondo Albertolli (1742-1839), professore di ornato all'Accademia di Brera e figura di massimo rilievo per le decorazioni d'interni, egli eseguì stucchi e decorazioni, su disegni propri, nella cappella e, su disegni del Piermarini, in generale nella Villa.
Nel 1789 Andrea appiani (1754-1817), il più insigne pittore dell'ultimo Settecento in Lombardia, eseguì gli affreschi che ancora oggi decorano la "Rotonda", edificio a piante circolare con copertura a volta emisferica, destinato a sede di riposo e collegato attraverso la serra e un lungo corridoio agli appartamenti reali.
Le pitture narrano la storia di Amore e Psiche, suddivisa in nove scene: quattro in forma rettangolare, poste a guisa di sovraporte, altre quattro triangolari, dipinte su altrettante vele della volta e una circolare al sommo della stessa.
Il ciclo è caratterizzato da una chiara e logica distribuzione delle scene e da una straordinaria armonia generale.
(Ele.Fant)
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