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 GRECIA



Coste impervie e alti fondali, dove l'Egeo regala i colori più intensi, prima dell'estate.


Amorgos: il monastero di Hozoviotissa

Le grand bleau, letteralmente e non a caso il grande, infinito, blu.
Il pluripremiato film di Luc Besson, che racconta le alterne vicende di due ostinati campioni di apnea, immortala le trasparenze di questo sperduto angolo dell’Egeo.
La troupe anni fa ha usato come set naturale proprio le coste impervie di Amorgos, isola lunga e stretta all’estremità orientale delle CICLADI, dove il mare diventa minaccioso e i suoi fondali sprofondano per centinaia di metri. Si ha una netta percezione di questa magnificenza blu, lambita da rocce scoscese puntellate dal bianco candido delle chiese e delle piccole case, solo quando dal mare si approda a Katapola, il principale porto dell’isola.

Non esistono aeroporti e fino a trent’anni fa le navi erano costrette a sbarcare i turisti al largo della baia, su barchette di fortuna, tra capre e galline.
La mitica Skopelitis, traghetto formato mignon, è stata a lungo l’unica a garantire l’ancoraggio lungo quella che viene chiamata la “linea arida”, che unisce Naxos alle CICLADI orientali.
Si sbarcava comunque, con gli zaini inzuppati di umidità, stravolti da ore e ore di viaggio. La ricompensa era la straordinaria ospitalità di questi isolani, che dopo il lungo periodo invernale di isolamento vedevano nel forestiero un rimedio alla solitudine. Si raggruppavano davanti alla banchina, offrivano camere a quattro soldi e pane e biscotti alla cannella.
Oggi, certo qualcosa è cambiato, ma non la poesia di Amorgos e degli amorgini.

E’ scomparso il vecchio forno della piazza principale, al suo posto c’è un orrendo caffè con le luci al neon. Le sgangherate sedie in paglia sono state sostituite da comode poltroncine di smidollino, i locali si sono moltiplicati. Dimitri, titolare dell’omonimo ristorantino sul molo, non si fida più: un giorno lasciava aperta la porta anche di notte, si potevano prelevare dai frigoriferi i generi di conforto e lasciare in un cesto le dracme.
Sparito il cesto, sparita la fiducia. Ma da lui si può ancora gustare, senza indebitarsi, un’ottima aragosta olio e limone e fermarsi ai suoi tavoli a chiacchierare per ore.



Amorgos

Amorgos: laggada


Thira


Oia

Katapola è suddivisa in tre borghi adagiati lungo la baia, un perfetto semicerchio sormontato dal monte su cui si trovano gli scavi dell’antica Minoa, che la leggenda narra fosse collegata a Creta tramite un fantascientifico tunnel sottomarino.
Il profilo della roccia, al calare del sole, prende le sembianze di un Giove barbuto: questo rimane della mitologia, ormai tramandata a voce dai vecchi, gli unici a continuare a sedersi sulle ultime seggioline impagliate, al caffè Nautilia, il più antico del porto, e a spostarsi sui muli.
Girare l’isola resta, infatti, disagevole. L’ideale, per chi ha il fisico, è il trekking, cioè muoversi con le proprie gambe: lungo le mulattiere si sale, in mezz’ora circa, a Minoa, da cui si gode il miglior panorama sulla costa.

In un’ora, passando per Hora, si arriva invece al capolavoro di Amorgos: il monastero Hozoviotissa, edificato nel Mille su una scogliera a picco sul mare, lungo un tratto di costa che è un continuo di montagne ocra e inavvicinabili baiette.
Dal terzo borgo, quello dei pescatori, di Katapola, magari dopo aver bevuto col sottofondo di musica classica un buon caffè al bar Katarina, si va all’unica spiaggetta di sassi della baia e alla zona di scogli piatti dove è possibile fare il bagno.

L’alternativa, che fa risparmiare un’ora di cammino, è affidarsi alle barchine che fanno di continuo la spola con il porto. Ma le spiagge di sabbia, quelle da cartolina, si trovano non lontano dall’altro porto dell’isola, Egiali, all’estremità nord.
Il paese, ex meta dei fricchettoni votati all’ellenismo è oggi pieno di locali quasi di charme e dell’unico hotel di livello internazionale, è collegato a Katapola sia via mare sia via terra, lungo una strada panoramica finalmente asfaltata, seppure tortuosissima, che si arrampica sulla dorsale montuosa dell’isola.
Per andarci si passa per il centro principale di Amorgos: Hora, la città alta, un capolavoro geometrico di stradine, scalinate, piazzette. La strada raggiunge anche i borghi di Langada e Tholaria, che vantano i migliori ristoranti e ancora quell’atmosfera magica che anni fa ha catturato il cuore di molti stranieri. Tanto che qualcuno ha deciso di restarci a vita.

Erano i tempi del capitano della nave Marianna: quando attraccava, accorrevano turisti e non ad ascoltare il marinaio nel suo concertino improvvisato dall’altoparlante.
Si ballava e si cantava, complice l’ouzo, fino a notte fonda.
Poi, la Marianna toglieva l’ancora, si metteva in mezzo alla baia e accendeva a intermittenza tutte le sue luci colorate. Una volta al largo, restava il colore del blu. Le grand bleau del mare e della notte.

(da quiTouring n.4 Aprile 2003 - testi di Daniela Jurman)


Amorgos
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